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VISITA A PECHINO


Fausto Ramondelli - Roma 21 giugno 2004

Rispondendo all'invito dell’Associazione Stenografica cinese, presieduta dalla signora  Han Zhu Xuan, il 27 maggio scorso ho partecipato in qualità di Vice Presidente dell’Intersteno ai festeggiamenti organizzati in occasione del 90° compleanno di Tang Ya Wey, fondatore della moderna stenografia cinese. Con me è intervenuto il Presidente onorario dell'Intersteno Gregor Keller. Ci ha accompagnato per tutta la permanenza il signor Wang Long, figlio della signora Han, conosciuto dall'Intersteno per aver partecipato al Congresso di Hannover nel 2001.
Secondo informazioni fornite a Gian Paolo Trivulzio dal Prof. Tsuguo Kaneko, amico giapponese dell'Intersteno, Tang Ya Wei nel 1938 ha sviluppato il sistema semicorsivo "AI"; cosiddetto “'ovale'”,basato sul sistema Gregg. Sebbene non fosse il primo sistema semicorsivo in Cina, il metodo ha ottenuto grande successo basandosi sulla facilità di lettura, di scrittura  e di trascrizione, sulla popolarità, sulla diffusione a livello nazionale e sulla sua struttura scientifica. Egli ha formato moltissimi stenografi e ha contribuito a rendere popolare la stenografia in Cina per ben 66 anni, in collaborazione con il suo successore, la signora Han, appunto, Presidente dell’Associazione Stenografica di Pechino. Più recentemente Tang Ya Wey ha ideato una macchina stenotipica per la lingua cinese e i suoi figli stanno lavorando da più di 15 anni per distribuirla, in particolare nei tribunali del Paese.
 
I festeggiamenti del Dr. Tang si sono svolti in uno splendido albergo alla periferia di Pechino. Vi hanno partecipato circa 300 invitati. I posti d'onore sono stati riservati alla rappresentanza dell’Intersteno e a quelle del Partito e dell'Accademia delle Scienze, che da tempo sostiene le attività dell'Associazione stenografica.

I discorsi augurali hanno ripercorso la lunga e lungimirante carriera di Tang Ya Wey, il quale sia pure visibilmente emozionato ha pronunciato un discorso vivace e divertente nel quale ha spiegato che la stenografia fa vivere a lungo …E c'è da credergli! Dopo la consegna degli omaggi e dei diplomi dell’Intersteno e dell’'Accademia “Giuseppe Aliprandi”, il tradizionale taglio delle enormi tre torte (a tre piani).
Il 28 maggio, dopo i festeggiamenti, si è svolto un seminario cui hanno preso parte i massimi esponenti della cultura stenografica giunti da tutta la Cina. Il figlio del festeggiato, il signor Tang Ke Liang, ha esposto i traguardi raggiunti dalla produzione e distribuzione delle macchine stenotipiche. Per presentare il prodotto è stata illuminante la sottotitolazione integrale sia della festa di compleanno sia del seminario, realizzata da due giovani professioniste, le quali non trovano affatto scomodo posizionare lo strumento sulle ginocchia invece di usare il tradizionale treppiedi (Paese che vai …). Ha assicurato che la Cina parteciperà al Congresso di Vienna mentre si è rammaricato perché la SARS ha impedito la missione a Roma che pure era stata già preparata.

La macchina stenotipica cinese (mi è stato donato un esemplare con tanto di corso interattivo in CD-Rom, rigorosamente in cinese) è una copia perfetta (anche se un po'’ rumorosa) della mitica Stenograph. Ovviamente il software è stato opportunamente tarato sulle esigenze della scrittura e della lingua cinesi, ma impressionano almeno due aspetti: la macchina funziona senza un collegamento fisico al computer (wireless) e presto potrà operare anche in modalità Bluetooth (cioè a distanza anche di 10 metri dal PC); vi è inoltre la possibilità di lavorare sullo stesso file con due macchine contemporaneamente, in modo che mentre una operatrice digita il testo, la seconda può correggere gli inevitabili errori ed eventuali omissioni (scopist). stenografia.

In proposito, mentre sembrano non esservi problemi nella velocità di ripresa dei discorsi, anche in Cina si lamenta una non accurata formazione culturale, penalizzata rispetto a quella tecnica, che induce in errori marchiani che fanno rabbrividire gli eruditi professori di stenografia.

E' il caso di accennare alle caratteristiche principali della scrittura cinese, per comprendere quale impatto singolare hanno per quei popoli le tecniche di scrittura veloce. Basti pensare ad esempio che prima della introduzione del computer e della rappresentazione dei segni cinesi in simboli informatici in Cina non esisteva la dattilografia, cioè non esistevano macchine in grado di rappresentare i ghirigori dei caratteri. Il problema è che si contano circa 40.000 caratteri (ma nessuno ha saputo rispondere con precisione alla mia domanda) e che ogni sillaba può essere pronunciata con 4 toni diversi assumendo quindi un distinto significato. Queste informazioni frammentarie e meritevoli di attenta verifica indicano comunque che siamo in presenza di una esperienza linguistica assai diversa da quella occidentale: la scrittura cinese oltre che un mezzo di comunicazione rappresenta un'arte e un passatempo (ho visto alcune persone che alla domenica si rilassano nel parco scrivendo con speciali pennelli ad acqua in spazi appositamente dedicati).
La dattilografia oggi viene praticata e insegnata, sebbene con metodi diversi, a seconda che l’utente sia o no un professionista. Il metodo più semplice consiste nella diteggiatura sulla tastiera tradizionale delle lettere che corrispondono al fonema cinese. A questo punto il computer propone fino a 20-30 diversi caratteri cinesi che l’utente può scegliere individuando quello che intendeva scrivere.

La stenografia a sua volta costituisce un mezzo formidabile per abbreviare i tempi di scrittura e di ripresa dei discorsi. L'efficacia del segno stenografico, lineare e scarno, raggiunge in un baleno il risultato che con la scrittura ordinaria, involuta ed elegante, si otterrebbe con un tempo assai più lungo.

La storia decennale della machina stenotipica cinese, ideata per ammissione dello stesso Tang Ke Liang a imitazione di quelle occidentali e giapponese, è stata ed è favorita dal convinto supporto dello Stato e in particolare della Corte Suprema che nel 1999 ha impartito direttive affinché sia adottata nei tribunali dell’'immenso territorio nazionale. Sulla scorta dell'’impiego nei consigli locali, nei tribunali, nella televisione (sottotitolazione) e dei campionati che si svolgono ogni anno,la macchina viene costantemente aggiornata.

Il costo di un esemplare è di 280 euro ed è ritenuto competitivo per eventuali ambiziosi progetti di espansione nel mercato estero (macchina cinese e software inglese o italiano?).
Nella sede della società produttrice, situata all'ultimo piano di un edificio scolastico senza ascensore, incontriamo una trentina di corrispondenti commerciali delle diverse regioni cinesi, che sperano di migliorare i loro affari con una foto insieme a me e a Keller. Oltre alla vendita delle macchine è affidata loro anche la formazione dei nuovi operatori.

I dati forniti dal nostro ospite dimostrano la veloce espansione del mercato e le opportunità economiche che si prospettano ai professionisti che abbracciano la nuova tecnica. 120 euro è il costo giornaliero di uno stenotipista. Nella sede che visitiamo ci sono anche due aule riservate ai corsi (a pagamento): 120 allievi si danno da fare sulla macchina di fronte al computer che illustra i concetti didattici e propone esercizi di copiatura o di ascolto. Anche in alcune scuole professionali e università sono state avviate iniziative di formazione all’uso della macchina. I volumi di vendita sono passati dalle 300 macchine del 1994 alle 1000 macchine al mese nel 2004 e pare che vi siano 10.000-20.000 persone che fanno della stenotipia la loro professione per attività indipendenti (solo a Pechino vi sarebbero 600 stenografi e 20 società che operano nel sistema giustizia!).

Aspettiamo allora di vedere gli amici cinesi al prossimo appuntamento dell'Intersteno a Vienna nel luglio 2005. Garantiscono che alcuni giovani prenderanno parte alle gare che per la prima volta saranno fatte anche in una lingua orientale. Di sicuro la partecipazione cinese all’'attività della Federazione internazionale rappresenta un viatico per la nuova stagione di quell'Ente, che vuole avvicinare nuove realtà e aprire nuovi orizzonti. La visita a Pechino ha consentito di avvicinare una cultura e un'esperienza molto diverse da quelle a cui siamo abituati, che ci insegnano fra l’altro a guardare con ottimismo e fiducia alla prospettiva della scrittura e della comunicazione.
   
 



 



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